Come promesso, voglio raccontare ai nostri amici la storia della mia piccola Erinni: non soltanto per uno speciale tributo a lei, ma anche come una forma di scuse per questa povera gatta, la cui vita sarebbe stata molto differente se io mi fossi comportata diversamente. Ma noi sappiamo sempre meglio le cose col senno del poi…
Erinni capitò a Torre Argentina quando aveva solo 6 mesi. Era forte e sana, ma non particolarmente affettuosa e del tutto restia alle relazioni con gli umani. Era stata affidata, per il periodo delle vaccinazioni, ad una volontaria. Questa ha fatto del suo meglio per far socializzare Erinni, ma con scarsi risultati. Alla fine della quarantena, portò Erinni a casa mia poiché non poteva riportarla a Torre Argentina personalmente. Ce l’avrei riportata io il giorno seguente. Era nel giugno del 2001, a quell’epoca avevamo ancora l’Apetta con cui avevo programmato di fare il trasporto.
Il giorno successivo era domenica. Roma celebrava la vittoria in campionato, con una grande festa prevista in serata al Circo Massimo, luogo capace di ospitare oltre un milione di persone.
Folle di giovani tifosi erano in totale frenesia dalla mattina, facevano caroselli di auto in ogni parte della città, sbronzi di “gloria” e probabilmente anche di vino … forse il fatto che la bella Sabrina Ferilli, anche lei romanista sfegatata, avesse promesso in caso di vittoria uno spogliarello durante la festa, accendeva gli animi ancora di più… i non tifosi avevano saggiamente abbandonato la città, per evitare il trambusto, diretti al mare o semplicemente “fuori porta”.
L’Apetta era parcheggiata lungo il marciapiede di fronte a casa mia. Purtroppo era al sole ed il vano del motociclo, dove dovevo mettere la gabbia di Erinni, era terribilmente caldo. Ed io ho pensato che sarebbe stata una buona idea tenere il portellone posteriore aperto per far passare un po’ d’aria e non far soffocare la povera bestia. Quindi, fieramente, mi son messa in moto verso Torre Argentina. Al primo semaforo, circa 500 metri da casa, mentre tranquilla aspettavo il verde, una macchina piena di ragazzi che ridevano, strillavano ed agitavano bandiere giallorosse, mi si affianca. “Signò, j’è scappato er gatto!”… e poi, via di corsa, sempre ridendo.
Raggelata, ho parcheggiato immediatamente, sono uscita e mi sono accorta, in totale disperazione, che la gabbia di Erinni era aperta! Ovviamente non l’avevo chiusa bene e la gatta aveva approfittato del portellone aperto. Ma dove era adesso? C’erano un sacco di posti dove si poteva essere nascosta: due giardini, un mercato con dozzine di banchi, per non parlare della lunga, infinita fila di macchine parcheggiate su ciascun lato della strada.
Maledicendo me stessa, ho cominciato dalle macchine, buttandomi per terra per guardare sotto ciascuna. Ho guardato intorno ai banchi del mercato e dappertutto, sopraffatta dalla disperazione e dal senso di colpa. Dopo un’ora di inutili tentativi, ho chiamato Torre Argentina, in lacrime, chiedendo che qualcuno venisse ad aiutarmi nella ricerca. Ma sapevo che era una missione impossibile. E nei tre quarti d’ora di attesa di Paola, che stava venendo in mio soccorso, continuavo la vana e frenetica caccia in ogni direzione.
Ad un certo punto ho giurato che, se avessi trovato la povera Erinni, l’avrei tenuta con me per sempre, a dispetto del fatto che la capacità di accoglienza di gatti era da tempo esaurita. Non erano passati neanche dieci minuti quando ho guardato nuovamente sotto una macchina che per altro avevo inutilmente già controllato prima almeno altre cinque volte.
Ed ho visto un gatto.
Col batticuore ho guardato più da vicino. Il gatto non era Erinni. Sconforto totale! Mi ero allontana dalla vettura quando, tormentata dal dubbio, dopo tutto non conoscevo Erinni molto bene, sono tornata per un’altra occhiata.
E stavolta ho visto due gatti.
Uno di loro era senza dubbio Erinni che, resasi conto di essere stata scoperta, rapidamente saltava dentro il cofano motore. E l’altro gatto? Da dove usciva fuori? Non avevo mai visto gatti nelle vicinanze, nonostante passassi per quel tratto di strada almeno quattro volte al giorno. Ero enormemente sollevata, a dirla tutta. Dalle stalle alle stelle. Ce l’avevo o, alla fine, sapevo dove si stava nascondendo. In quel momento ho visto Paola, la volontaria di Torre Argentina, venire da lontano e le ho fatto un cenno di trionfo, indicando la macchina dove era Erinni.
Nel frattempo l’altro gatto, tranquillo e deciso, se ne era andato via ed era sparito come se, compiuta la sua missione, avesse qualche altra damigella in pericolo da salvare… come ho già detto, non l’avevo mai visto prima e non l’ho più rivisto dopo, nonostante ne fossi andata in cerca.
A Torre Argentina erano tutti pronti a riceverlo con grandi onori, come il vero salvatore di Erinni. Avevamo già un nome pronto per lui, Gattangelo o Miciangelo. Senza la sua inesplicabile presenza, lei non si sarebbe permessa di essere trovata. Era forse una specie di creatura angelica con coda e vibrisse? Purtroppo abbiamo dovuto abbandonare ogni speranza di salvarlo perché non l’ho visto mai più.
Potreste pensare che siamo arrivati al lieto fine della storia. Ma c’è ancora molto da dire…
Sono tornata a casa per prendere del cibo con cui attirare Erinni fuori dalla macchina. Lei, decisa e cocciuta, ignorava del tutto gli sforzi combinati miei e di Paola. Questa, più giovane e più agile, era riuscita ad infilarsi sotto la vettura, cercando di raggiungerne il motore e magari la stessa Erinni. Niente da fare. La nostra iniziale euforia per il suo ritrovamento stava rapidamente evaporando.
Di chi era quella macchina? Un residente, un ospite od un turista? Come trovarne il proprietario? Avremmo dovuto piantonare la vettura fino alla sua comparsa e, nel caso, per quanto tempo? Avremmo dovuto lasciare un biglietto sotto il tergicristallo e andarcene, correndo il rischio che Erinni abbandonasse il suo nascondiglio per un altro migliore? Impensabile!
Abbiamo cominciato a suonare ai citofoni dei palazzi, ma non ha risposto nessuno. Il quartiere sembrava una città fantasma affogata in un implacabile, soffocante sole. Abbiamo ancora di nuovo cercato di attirare Erinni col cibo… niente da fare. I nostri tentativi sono durati due o tre ore, eravamo stanche, sudate e disperate come anche le persone di Torre Argentina con cui eravamo in costante contatto…
Quand’ecco che vediamo una “Gazzella” dei Carabinieri risalire la strada. L’arma dei Carabinieri è detta la Benemerita, ma avevamo i nostri dubbi che il destino di un povero gatto venisse considerato all’altezza dei loro sforzi e della loro reputazione. Tuttavia abbiamo freneticamente agitato le braccia verso di loro. Si sono fermati ed in meno di un minuto hanno scoperto il nome del proprietario della vettura dal numero di targa. Questo signore viveva in un palazzo il cui ingresso era in una stradina che non avevamo notato. I Carabinieri si muovono sempre in coppia, così i due sono andati a suonare il campanello.
Una voce assonnata ha chiesto: “chi è?” “Carabinieri” hanno tuonato i signori in uniforme e subito, rendendosi conto dell’effetto terrorizzante della risposta, hanno aggiunto “non si preoccupi, c’è un animale nel cofano della sua macchina. Per favore, può scendere ad aprirlo?” meno di due minuti dopo un giovane è sceso, allacciandosi la cintura dei pantaloni, con un’aria ansiosa. Una chiamata da parte dei Carabinieri è qualcosa che potrebbe preoccupare anche l’anima più innocente … un attimo dopo aveva aperto il cofano dove la gatta stava rincantucciata in un angolo. Rapidamente Paola l’ha acchiappata ed infilata in una gabbia. Eravamo tanto ubriache di angoscia e fatica che avevamo appena la forza di felicitarci. Una volta partiti i Carabinieri, non senza le nostre benedizioni che avevano ricevuto con modesta imperturbabilità, il ragazzo ci ha detto: “siete fortunate, ero in vacanza in Sardegna e sono venuto solo per oggi per non perdermi lo spettacolo della Ferilli…”
Così, in questa straordinaria concatenazione di eventi, devo ringraziare, nel seguente ordine: la banda di ragazzotti che per primi mi hanno avvisata della fuga di Erinni, senza i quali l’avrei scoperta solo al mio arrivo a Torre Argentina, trovandomi poi nell’impossibilità di andarla a cercare per tutta la città; secondo il Gattangelo, che l’ha trovata e mi ha condotta da lei che non sarei mai riuscita a scovare senza il suo aiuto. Per terza, Sabrina Ferilli, il cui fascinoso spogliarello ha richiamato il proprietario della vettura attraverso il Mar Tirreno… ed ovviamente non devo dimenticare i Carabinieri…
Una curiosità… il controverso spettacolo di Sabrina Ferilli ebbe luogo (l’attrice del resto aveva fatto l’incauta promessa quando le fortune della Roma erano piuttosto in ribasso). Ma non fu uno spogliarello integrale: per evitare problemi, l’attrice aveva indossato un ridotto bikini color carne, il che fu fonte di gran delusione i suoi ammiratori. Ciononostante, spero che il giovane tornato dalla Sardegna abbia ritenuto che il suo viaggio fosse valso comunque la pena.
E della tua promessa, mi chiederete? Beh, io sono credente, anche se non penso a Dio come un contabile che dà qualcosa in cambio di qualcos’altro. Penso che Lui sia stato così buono da volermi risparmiare l’intollerabile senso di colpa con cui avrei vissuto per il resto della vita.
Avevo fatto un voto, ed Erinni è tornata a casa con me e con me è rimasta fino alla sua morte, nove anni più tardi.
Quanto abbia gradito la mia decisione? Beh, questa è un’altra storia…
Erinni divenne parte della mia famiglia, insieme ai miei altri quattro gatti. All’inizio lei mise in chiaro che non era particolarmente felice per la mia decisione. Non aveva obiezioni circa la vita nel mio appartamento o la condivisione degli agi con i suoi compagni a quattro zampe … no, no, no: le sue forti perplessità erano tutte per me.
Mi fu impossibile avere una vera relazione con lei. Niente carezze, nessuna compagnia sul divano o sul letto. Si degnava di riconoscere la mia presenza solo all’ora di cena quando, con l’imperiosa voce di un’imperatrice romana oltraggiata reclamava il suo cibo, per essere sicura che l’avrei servita prima degli altri. Una volta ottenuto ciò che voleva, aspettava che uscissi di scena, inchinandomi ed indietreggiando.
Non mi avrebbe mai permesso di tenerla in braccio, neppure quando era assolutamente necessario, ad esempio quando dovevo portarla dal veterinario.
In quelle occasioni dovevo organizzare una vera caccia al gatto per incastrarla in qualche angoletto. E quando per lei non c’era altra possibilità che la resa ed io finalmente riuscivo a prenderla, cogliendo l’occasione per qualche carezza rubata sulla sua soffice pelliccetta, potevo sentirla rabbrividire di disgusto.
Così, dopo molti mesi di inutili tentativi di guadagnarmi fiducia e confidenza, se non proprio vero amore, ho dovuto accettare il fatto che, per farla felice, avrei dovuto ridurre al minimo la mia presenza ed interferire nella sua vita il meno possibile. Per fortuna passavo molto tempo a Torre Argentina e, ovviamente, la notte dormivo. Così spero che, in mia assenza e durante la notte, si sia potuta sentire sicura e felice. Dopo tutto, questo è lo scopo principale nel salvare un gatto e portarlo a casa: il suo dono d’amore e gratitudine in cambio è facoltativo ed occasionale, sebbene molto gradito… lei è stata granitica nel rifiutare il mio amore, così io, talvolta, mi sentivo come un’innamorata respinta, per quanto sciocco possa suonare.
Del resto non potevo scartare l’idea che questo tipo di gatta fosse uno dei pochissimi che sarebbero stati molto più felici in un posto come Torre Argentina dove lei avrebbe potuto godersi la sua totale autonomia e scegliersi l’angoletto giusto dove nascondersi, senza patire la mancanza di cibo e attenzioni.
Ma era troppo tardi per il senno del poi… era a casa mia e dovevo fare del mio meglio.
Per molti anni Erinni ed io abbiamo vissuto come una coppia separata in casa. Aveva un bell’aspetto e sembrava abbastanza contenta finché me ne stavo sulle mie senza alzare gli occhi nella sua direzione. Ed io non ho mai neppure cercato di farle una foto.
In una sola occasione ho potuto prenderla: una sera, nel mio solito giro di localizzazione dei gatti prima di andare a dormire, non sono riuscita a trovarla in nessun angolo della casa. Dopo due ore di frenetica ricerca, ho avuto l’ispirazione ed ho aperto la porta d’ingresso. Era lì, sul pianerottolo, accucciata dietro una pianta in un angoletto. Durante il giorno alcuni operai avevano ridipinto le pareti di casa mia. Terrorizzata com’era da ogni estraneo, forse era riuscita a scappare durante tutto l’andirivieni. Ma adesso? Come avrei potuto convincerla a rientrare? Ed ho deciso di passare all’azione diretta: sono andata decisa verso di lei e l’ho presa tra le braccia. Può suonare incredibile, ma lei me l’ha permesso. Per un fugace momento ho pensato di aver vinto la sua ritrosia. Non erano forse fusa quelle che udivo per la prima ed unica volta? Ma appena varcata la soglia di casa, lei schizza via, alla ricerca di un nascondiglio. Non posso che pensare che il suo istinto di sopravvivenza l’abbia spinta tra le mie braccia. Alla fine aveva capito che avrei potuto esserle utile…
Col tempo la sua salute iniziò a declinare. Succede a molti gatti, i reni non funzionano più. Dato che tutti i miei amici pelosi erano più o meno nella loro stagione autunnale, io davo loro tutti i cibi specifici per curare questo problema.
Ed è stata l’unica cura che ho potuto portare ad Erinni. Era impossibile darle una pillola, per somministrale fluidi o altri trattamenti sarebbe stato necessario manipolarla. Mi sono resa conto che sarebbe stato solo altro stress ed avrebbe aumentato la sua sofferenza. Il nostro veterinario, il meraviglioso Dott. Baldi, ha convenuto con me.
In ottobre ho deciso che avrei dovuto fare qualcosa: ho cercato di acchiapparla e, per la prima volta, la cosa è stata più facile di quanto mi aspettassi. Il che mi ha fatto capire che le sue condizioni erano peggio del previsto. Gli esami del sangue sono stati una sentenza di morte. Non solo i reni, ma anche il fegato era in condizioni tremende. Un cancro l’aveva devastata. Dopo tutto, a soli nove anni di età, era ancora troppo giovane per morire d’insufficienza renale.
Questo è il motivo per cui ho dovuto dire addio al mio amore impossibile. Qualche giorno fa ascoltavo la Salomè di Strauss: uno degli ultimi versi dell’eroina recita: “Il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte”. Una fine molto appropriata per la storia di Erinni.