CENTRO PER LA PROMOZIONE DELLA STERILIZZAZIONE
ASS.NE CULT. COLONIA FELINA TORRE ARGENTINA
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Le loro storie
La meravigliosa storia di Belfagor e Aconcagua

Belfagor, un gattone bianco di mezza età, arrivò a Torre Argentina a giugno del 2005. Era stato trovato in una strada della periferia di Roma, dove vagava sperduto e spaventato. Era completamente cieco…

Ebbe molte difficoltà ad ambientarsi qui. Per quanto curato, ben rifornito di cibo e lasciato tranquillo il più possibile, il micio non riusciva a sentirsi sicuro e bastava il minimo tentativo di approccio per spaventarlo. Ci volle molto tempo perché si lasciasse carezzare, ma non troppo a lungo. Né gradiva la compagnia dei suoi simili. Eravamo rassegnati a vederlo trascorrere qui tutta la vita, a dormire nel suo cantuccio, con brevi e guardinghe incursioni nella ciotola per lo stretto necessario alla sua sopravvivenza.

E invece, ecco l’incredibile occasione… Una nostra amica che vive in un’isola Inglese venne a trovarci, nell’estate del 2006, come sempre in occasione dei suoi frequenti soggiorni a Roma. Evidentemente rimase colpita dalla visione di questo gatto triste e solitario, al punto che dopo pochi giorni dalla sua visita, ci invia un’email con la quale ci comunica la sua intenzione di adottare il povero Belfagor. Era disposta a dargli tutta il suo amore e la sua pazienza, pur sapendo tutto del suo difficile carattere.

Prima difficoltà. In base alle leggi Inglesi sull’importazione di animali, il gatto avrebbe dovuto comunque trascorrere nel rifugio i sei mesi di quarantena prescritti dopo le vaccinazioni antirabbiche necessarie per il suo ingresso in Inghilterra. Quest’attesa non era scevra di pericoli. In un ambiente come il nostro, un gatto, per quanto ben guardato, può fuggire e perdersi, o rimanere vittima di una qualsiasi epidemia che possa diffondersi tra più di 250 animali, per qualsiasi ragione.

Decidemmo comunque di correre il rischio. In ogni caso Belfagor avrebbe dovuto trascorrere qui tutta la sua vita. Se dopo sei mesi avesse potuto avere una speranza, perché non provare? Ci attiviamo e svolgiamo tutte le prassi mediche e burocratiche (che non sono né poche né semplici) necessarie.

Seconda difficoltà. Dopo pochi giorni dall’inizio della sua quarantena, arriva, tra i tanti in continuo transito, una gattina di circa cinque mesi, Aconcagua. Niente di speciale da dire sul suo conto. Una fra i tanti con poche speranze di adozione. Ma talvolta il destino fa strani scherzi.

Notammo che Belfagor, che non si era mai legato con nessun altro gatto e non si era mai fidato di nessuno, ora divideva volentieri la sua cesta proprio con questa gattina. L’amicizia tra i due aumentava di giorno in giorno. Passavano la giornata a leccarsi a vicenda e a dormire abbracciati. Sembrava quasi che Aconcagua fosse il punto di riferimento tra Belfagor ed il resto del mondo. Eravamo felici che Belfagor fosse finalmente uscito dalla sua solitudine, ma sorgevano altri problemi. Come strapparlo dalla sua nuova amica, se, come tutto lasciava supporre, il loro legame sarebbe aumentato di mese in mese? Come si sarebbe trovato il povero micio stranito in un nuovo ambiente, senza alcun punto di riferimento? Ci consultammo e, dopo molte esitazioni, e con tanto imbarazzo, decidemmo di scrivere alla futura adottante descrivendole la difficile situazione.

Arriva la risposta a stretto giro di posta: “Adottiamo tutti e due”. Benedicendo la nostra benefattrice (e suo marito) iniziamo le pratiche di espatrio anche per Aconcagua. Come previsto, l’amicizia tra i due si consolida sempre di più. Passano i sei mesi prescritti e viene il giorno felice. La nostra amica è tornata per prendere i due mici e portarli con sé. Commozione generale di tutti noi. Celebriamo come possiamo, perché non sempre le vicende dei nostri gatti sono coronate da un simile lieto fine.

Arrivano le foto dei due fortunati nel loro nuovo ambiente. E’ difficile riconoscerli. Sono loro, è certo, ma hanno qualcosa di diverso, come tutti i gatti trapiantati in un nuovo ambiente. Hanno perso quell’aria dimessa e umile che hanno qui a Torre Argentina per assumere un’ “allure”principesca, da gatto di casa consapevole della sua dignità e della propria unicità per i suoi padroni.

Eccoli, guardate. Che ve pare? Non sono dei signorini?

Non ci scorderemo presto di questa “strana coppia” che, però, non ha mai litigato…Né potremo mai dimenticare le meravigliose persone che hanno reso possibile questo miracolo.

Belfagor
Belfagor e Aconcagua