Può capitare a chiunque l’esperienza, sempre traumatizzante, di trovare dei gattini appena nati, o di pochi giorni, orfani di madre per le circostanze più varie e più tristi. Cosa fare, si chiede l’angosciato genitore putativo, di fronte al misero fardello che sta tutto in una mano, fragile, indifeso e miagolante - ma soprattutto non autosufficiente?
La prima cosa da fare può essere cercare una madre che stia allattando i suoi piccoli e che sia “disposta” a farsi carico di un’aggiunta di prole. La soluzione può non essere praticabile: se gli orfanelli sono uno o due, possono essere aggregati ad una cucciolata di tre o quattro tutt’al più, specialmente se la madre non è robusta o se si tratta di una gatta di strada che, sicuramente, non sarà al massimo della sua forma e delle sue risorse. Ed in genere, è pericoloso aggregare cucciolate diverse di cui non si conosca l’origine e che potrebbero trasmettersi le malattie più varie e pericolose.
Ma se i piccoli sono quattro o cinque, o più, o se la mamma adottiva non si dimostra molto comprensiva nei confronti dei nuovi arrivati, ecco che la palla ritorna nelle vostre mani. E non vi resta altro che rimboccarvi le maniche.Non spaventatevi. Fate appello al vostro sangue freddo, e munitevi di calma e pazienza, nonché di buon umore e ottimismo. Avrete bisogno anche di molto tempo per almeno un mesetto, ma potreste anche dividere l’incombenza con i membri della vostra famiglia e stabilire dei turni. Se, come non dubitiamo, prenderete il vostro compito seriamente, potreste avere la sorpresa di vivere una delle più belle, gratificanti ed appassionanti esperienze che la vita possa riservare: quella di veder fiorire tra le vostre mani e per le vostre cure una piccola, indifesa e precaria esistenza ed osservare l’ emozionante trasformazione di una specie di minuscolo topino in un delizioso batuffolo di pelo dagli occhi cerulei e innocenti.
Cominciamo col prendere nota dell’ attrezzatura necessaria. Vi occorreranno:
1. Uno o più biberon per cuccioli, reperibili in farmacia o presso qualunque negozio di articoli per animali. Per forare la punta usate un ago da lana riscaldato alla fiamma di un accendino. Premete quindi il biberon e controllate il flusso. Tenete però conto che un gattino affamato “tira” e che deve essere lui, intensificando o diminuendo la potenza della suzione, a regolare “la portata”. Siccome queste emergenze capitano spesso quando farmacie e negozi sono chiusi, potete rimediare alla mancanza di un biberon usando una normale siringa ben pulita e disinfettata (devo dirvi di togliere l’ago? E’ intuitivo, ma io comunque ve l’ho detto…). Il liquido andrà introdotto goccia a goccia, senza forzare il flusso, introducendo la punta della siringa ai lati della boccuccia.
2. Delle confezioni di latte per cuccioli, in polvere o già diluite, da acquistare come sopra, in farmacia o nei negozi di articoli per animali. L’una vale l’altra: il tipo già diluito è più costoso ma può essere più pratico perché evita qualche fase di preparazione. Deve però essere consumato molto rapidamente.
3. Una borsa di gomma per l’acqua calda: anche in estate i piccolissimi hanno assoluto bisogno di calore costante, perché sono soggetti ad una rapida dispersione termica. L’acqua non dovrà, ovviamente, essere bollente e, comunque, la borsa andrà posta sotto alcuni strati lana o di cotone, a seconda della stagione. Se dovesse essere molto caldo si può fare a meno del calore aggiunto, specialmente se la nidiata è numerosa ed in grado quindi di riscaldarsi con la semplice vicinanza fisica. Comunque sorvegliateli sempre attentamente: i gattini NON devono assolutamente perdere il loro calore corporeo. In ogni caso, nella cuccia deve pur esservi un posto dove il micetto possa trasferirsi in caso sentisse troppo caldo, quindi sistemate la borsa dell’acqua calda in modo che non la occupi tutta. Se doveste trovare un gattino piccolissimo, la prima cosa da fare è controllare il suo calore corporeo. Se dovesse essere freddo, avvolgetelo immediatamente in pezzuole calde e frizionatelo delicatamente fin quando non avrà riacquistato la sua temperatura normale, tra i 38, 5° ed i 39° (la temperatura corporea dei gatti è superiore a quella umana).
4. Una spugnetta pulita e molta carta del tipo “tissue paper” (ma potrete usare anche della prosaica carta igienica)
5. Una cuccia appartata e pulita. Andrà benissimo una scatola di cartone od un cesto di vimini dai bordi alti. Se dovessero esserci altri animali in casa, sarà bene sistemare i piccoli dentro un comune trasportino da viaggio per gatti che si possa chiudere. Per i primi 18/20 giorni di vita, i micini non faranno altro che mangiare e dormire per cui non risentiranno assolutamente della mancanza di libertà. Ma, chiusi nel loro “contenitore”, saranno al riparo dalle attenzioni, che potrebbero non essere amichevoli, degli altri animali di casa, i quali, a loro volta, pian piano si abitueranno all’odore e quindi alla presenza degli “intrusi”.
Una delle prime domande che vi farete sarà “ Ma quanti giorni hanno?”. E’ una domanda legittima, anche per capire quanto tempo dovrete preventivare prima di passare allo svezzamento, oltre ad essere un quesito che può avere una risposta abbastanza precisa. Dunque:
1. Se i gattini hanno ancora il cordone ombelicale attaccato possono avere da uno a sei giorni. Il cordone ombelicale cade infatti dal quinto al sesto giorno.
2. Se non hanno più il cordone ombelicale, ma hanno ancora gli occhietti chiusi, possono avere da 5/6 a 8/9 giorni. I gattini infatti iniziano ad aprire gli occhi intorno all’8/9° giorno e li hanno completamente spalancati intorno al 12° giorno.
3. Anche le orecchie possono dirvi qualcosa, infatti di solito sono accartocciate ai lati della testolina a mo’ di anfora sino al 15° giorno, per cominciare poi a risalire “al posto giusto”.
4. Intorno ai venti giorni i micini cominciano a reggersi sulle zampette, smettono di vagolare pancia a terra e si danno alle prime timide esplorazioni, che diventeranno poi sempre più spericolate: fate attenzione!
Quindi, osservate bene. Un consiglio: tenete un diario dei progressi dei micini e segnate la data di arrivo e quella dei vari fenomeni come caduta del cordone ombelicale o apertura degli occhietti. Vi risparmierete molti dubbi.
Ed ora passiamo all’azione:
1) Preparare il latte seguendo le istruzioni sulla confezione.
2) Una volta raggiunto il giusto calore, controllato sul dorso della mano, riempire il biberon o la siringa.
3) Prendere il gattino nella mano sinistra e tenerlo in posizione diritta o, comunque, a pancia sotto (nella stessa posizione che avrebbe se succhiasse dalla mamma). MAI cedere alla tentazione di cibarlo a pancia all’aria. In questa posizione potrebbe avere delle difficoltà di deglutizione ed il liquido potrebbe andare a finire nei polmoni con gravissime e irreparabili conseguenze.
4) Introdurre la punta del biberon nella boccuccia del micetto e con lieve pressione introdurre le prime gocce.
A questo punto due sono i casi: o il micino ha molta fame e, una volta assaporato il cibo, comincerà a tirare con energia - ed in questo caso non dovete fare altro che assecondarlo o, cosa abbastanza probabile, sarà un po’ sconcertato dalla differenza di sapore e vi ci vorrà un po’ di persuasione. In questo caso regolate il flusso goccia a goccia assicurandovi che abbia deglutito le precedenti. E’ anche probabile che non abbia fame, quindi non spaventatevi. Lasciatelo riposare e riprovate dopo una mezz’ora.
Siate pazienti, durante la seduta. Calmatelo un po’, interrompendo la poppata di tanto in tanto se fosse troppo avido, e insistete pazientemente se fosse un po’ svogliato. In ogni caso, sarà lui a farvi capire quando ne ha abbastanza, producendo bolle di liquido ai lati della bocca, divincolandosi o allontanando il biberon con le zampine.
Un micino molto piccolo ingerirà piccoli quantitativi di latte, ma va cibato più o meno ogni due ore, possibilmente anche la notte. Con il passare dei giorni aumenta il quantitativo assunto e l’intervallo fra le poppate. In ogni caso, se il gattino è sano e di buon appetito, sarà lui stesso a richiamare la vostra attenzione ed a imporvi il suo ritmo. Non vi spaventate: è anche possibile che, se l’ultima poppata è stata data a mezzanotte, il micino faccia tutto un sonno sino alle sette di mattina ( e lo faccia fare anche a voi). Ma siate sempre pronti. Rimettete la sveglia o tenete la cesta dei micetti in camera da letto, in modo da poter sentire eventuali richieste. Dettate dalla fame queste richieste sono molto imperiose…e agiranno meglio di una sveglia.
Importantissimo: la poppata non esaurisce i vostri doveri di balie. Dopo ogni pasto, viene il bello: come farebbe mamma gatta, a cui vi state sostituendo, (ma lei usa la sua lingua, uno strumento eccezionalmente versatile) bisogna munirsi di un batuffolo di ovatta o di una spugnetta inumiditi in acqua tiepida, e iniziare un delicato massaggino nelle parti intime del micetto.
Questo massaggio è indispensabile per stimolare l'espulsione di feci e soprattutto urine da parte del gattino, e senza di esso, per almeno i primi venti giorni di vita, non potrebbe assolutamente espletare da solo queste funzioni, andando incontro a sicura morte. Le leccate della mamma sono finalizzate a questo importantissimo scopo. Non solo, ma anche se la cosa sembra a dir poco strana, in questo modo la madre fa piazza pulita di ogni escremento, lasciando la cuccia pulitissima.
E’ così che la natura funziona, ci piaccia o no. Gli etologi dicono che questo comportamento è istintivo: eliminando ogni odore si spiazzano gli eventuali predatori! A noi umani non è richiesto tanto eroismo. Una volta sbrigata la faccenda, possiamo buttare via tutto: e’ un bel sollievo!
Ricordate: è importantissimo essere certi che tutti i gattini abbiano fatto le urine almeno due volte al giorno per le feci non ci sono periodi precisi. Se vi state prendendo cura di un gattino solo è tutto più facile, ma se siete alle prese con una masnada di più di tre, sarà indispensabile che vi muniate di un quadernetto su cui annoterete orari delle poppate ed i …risultati liquidi e solidi ottenuti per ogni singolo micetto. Date un nome ad ogni gattino per prendere nota di quello che gli concerne . Se fossero tutti neri, o tutti tigrati e quindi non facilmente riconoscibili, almeno a prima vista, distingueteli ad esempio con una sbaffatina di smalto per unghie di diverso colore sul padiglione esterno dell’orecchio. State tranquilli, non creerà loro nessun problema e renderà la vita più facile a voi. Meglio invece non usare collarini.
Tenere nota di tutto quello che succede volta per volta vi risparmierà tormentosi dubbi… su chi ha fatto cosa.
Considerato che non c’è la madre ad occuparsi della pulizia della cuccia, è bene rinnovare spesso le pezzuole che avrete disposto come lenzuolini per i micetti, che sarà bene far dormire quanto desiderano (e quindi, moltissimo), senza cedere alla tentazione di smaneggiarli continuamente per mostrarli ad amici e parenti. Il contatto che avete con loro durante le poppate è più che sufficiente per “socializzarli”. Vedrete che, durante le “pulizie” subito dopo la poppata, i piccoli si comporteranno come un bebé umano, dando a vedere la loro soddisfazione con l’espressione beata del musetto e voluttuosi stiracchiamenti. Molto presto cominceranno a fare le fusa: sarà il loro modo di dirvi “grazie” per quello che state facendo per loro.
E’ chiaro che i piccoli avranno con voi un rapporto privilegiato e vi considereranno come la loro “Grande Madre” o, almeno, un “Supergatto”.
Intorno ai 20 giorni, o al massimo 30 a seconda della precocità, si può cominciare lo svezzamento, offrendo al micino qualche dose di omogenizzato di carne. Se il gattino si lascia indurre a mangiarlo - e spesso lo fa con grande soddisfazione, piacevolmente sorpreso dal nuovo sapore - potete tirare un sospiro di sollievo perché il vostro compito di balie è prossimo alla fine. Si tratterà di sostituire progressivamente le poppate con omogenizzati prima, poi con cibo speciale per gattini, in vendita nelle farmacie o nei negozi di animali.
Il cibo dovrà essere somministrato quattro volte al giorno. Si possono aggiungere vitamine, sia nel cibo che direttamente per bocca. Quando si comincia ad offrire cibo solido, bisogna anche provvedere il gattino di una ciotolina d’acqua. A circa un mese lui sarà già in grado di camminare a zampette diritte e quindi in grado di arrivare alle ciotoline del cibo e dell’acqua: basterà mostrargliele.
Altro punto importantissimo: intorno al 20/25 giorno i piccoli dovrebbero essere autosufficienti per quel che riguarda “lo smaltimento dei rifiuti”. Del resto ve ne accorgerete da soli notando che pian piano sono in grado di espletare certe funzioni senza la vostra sollecitazione. In condizioni naturali è la mamma ad insegnare loro dove provvedere a questa bisogna. Per sostituirvi a lei fate così: mettete a portata del piccino, quando è in grado di camminare, una vaschetta con la lettiera e l'ovatta sporca della sua precedente "evacuazione". Se il micetto vi sembrasse sconcertato è possibile che in quel momento non abbia un particolare bisogno o che sia troppo presto per tentare l’esperimento. Ripetete la lezione dopo poco tempo e vedrete i risultati! E’ incredibile come gli istinti felini a questo riguardo siano radicati nella specie! Sarà molto difficile che il gattino faccia anche un solo sbaglio, ma se dovesse accadere, e doveste coglierlo sul fatto, prendetelo delicatamente per la collottola e portatelo sul posto giusto. Non potrà non capire, anche perché la lettiera gli offre, dopo, la possibilità di nascondere i suoi “prodotti”, comodità che i gatti apprezzano sopra ogni altra.
Quel che è certo è che la lettiera, oltre a soddisfare i suoi istinti igienici, gli darà anche modo di provvedere a quelli ludici. Non sarà infrequente sorprenderlo a raschiare furiosamente la lettiera per gioco, divertendosi un mondo a mandare all’aria la sabbia. Non spazientitevi e, semmai, fate in modo di convogliare la sua attenzione su altri tipi di giochi. La lettiera per un gattino dovrebbe avere i bordi bassi per non scoraggiarlo a servirsene con inutili ostacoli e, soprattutto, non dovrebbe essere molto lontana dalla sua cuccia, almeno i primi tempi, quando è ancora in fase di “esplorazione” e potrebbe averne bisogno senza riuscire a trovarla!
Sarà anche normale vederlo masticare e inghiottire di gusto qualche sassolino della lettiera senza che si possa capire da cosa derivi questo comportamento che, peraltro, non sembra dannoso. Comunque scoraggiatelo dal farlo sgridandolo dolcemente. In ogni caso si tratta di una fase passeggera.
I gattini che possono avere l’assistenza materna godono di una immunità particolare data loro dagli anticorpi materni. Per gli orfanelli non è così, quindi sarebbe bene consultare il veterinario che potrebbe prescrivere una qualche protezione sotto forma di siero immunizzante. In ogni caso, dei gattini accolti in casa sono senz’altro più protetti di quelli che nascono e vivono sulla strada.
Potrebbero comunque presentarsi sempre dei contrattempi. E’ possibile che il gattino soffra di diarrea a causa del cambiamento dal latte materno a quello artificiale. In questo caso si può cambiare il prodotto usato e stare a vedere. Se il disturbo persiste, consultare il veterinario al quale dovrete rivolgervi anche appena notate qualcosa di innaturale, come una disappetenza che persista dopo una mezza giornata di digiuno, o febbre o vomito.
Se qualcosa dovesse andare storto, nonostante le vostre cure ed il vostro impegno non scoraggiatevi e non colpevolizzatevi. Talvolta può accadere che il micino orfano sia stato deliberatamente abbandonato dalla madre che con il misterioso istinto animale ha capito che non c’era nulla da fare per lui. Succede spesso: la natura non conosce i nostri sentimentalismi e talvolta ci può sembrare spietata.
Anche in questo caso è talvolta possibile, con il nostro aiuto e quello della medicina, salvare il piccolo, ma spesso vi sono malformazioni congenite che non possono essere corrette.
Come può accadere che i piccoli siano stati privati della madre da troppo tempo prima dell’ intervento salvatore e l’inedia o il freddo o entrambi abbiano avuto ragione della fragilità del piccolo oganismo. In questo caso, anche le cure più amorevoli potranno essere inutili.
Superato comunque il primo mese di vita, il percorso per voi e per il vostro micetto sarà molto più agevole. A nove settimane il piccolo dovrà essere vaccinato, dopo averlo fatto visitare dal vostro veterinario. Appena possibile il micio, maschio o femmina che sia DOVRA’ ESSERE STERILIZZATO, senza se e senza ma.
Pensate a quello che avete fatto per salvare una sola cucciolata e a quante di esse muoiono abbandonate in ogni anfratto di giardino, in ogni angolo di strada, senza che sia possibile fare niente per loro.
Se vi fossero più gatti sterilizzati quest’emergenza non esisterebbe o sarebbe molto ridotta e quindi più gestibile.
Dopo aver letto quanto sopra, vi sarete resi conto che, se è vero che prendersi cura di una nidiata non è cosa da tutti, tuttavia vi sono persone, ad esempio studentesse in vacanza, studentesse universitarie che studiano a casa, signore con una famigliola ridotta, signore pensionate ben portanti che hanno molto tempo libero a disposizione a cui potrebbe non dispiacere passare un mese impegnate in questo delizioso compito che ha il solo torto di richiedere molto tempo libero e molta attenzione. Abbiamo usato il femminile, ma se dei maschietti, di qualsiasi età, si sentissero attratti da questo compito, vi assicuro che non faremo…discriminazioni sessuali!
Se qualcuna di queste persone potesse darci la sua disponibilità per prendersi cura occasionalmente di qualcuna delle cucciolate che ci abbandonano spesso e volentieri, soprattutto in estate, noi toccheremmo il cielo con un dito.
Troppe volte siamo costretti, per assoluta mancanza di tempo e di personale, impegnati tutti come siamo a tempo pieno sia nella cura delle nostre colonie che nel nostro lavoro, a rinunciare a prendere queste povere bestiole che forse potrebbero salvarsi.
Se volete aiutare delle povere bestioline a sopravvivere, vi preghiamo di rispondere al nostro appello. Vi assicuro che sarà un’esperienza dolcissima e gratificante e che sicuramente non rimpiangerete il tempo dedicato alla loro salvezza.
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